Ma quanto è sicuro il Cloud?

di Massimo Morandi - 2 settembre 2014
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Si è detto e scritto tanto, in questi giorni, sulla falla di iCloud che ha permesso ad alcuni hacker di rubare scatti bollenti appartenenti ad attori, attrici e VIP. Foto (e video) che li ritraeva nudi o in pose ad alta gradazione erotica.

Mentre non è ancora chiaro quanto materiale sia nelle mani degli hacker (questa mattina sono spuntati nuovi video) e quale si stata la causa esatta che ha permesso ai pirati informatici di mettere le mani sullo scottante materiale (Apple per il momento tace), in molti si sono premurati di ribadire come il Cloud sia complessivamente sicuro e che la violazione sia in realtà colpa di app, software o widget che servono al telefono per collegarsi al servizio.

Un punto di vista un po’ buffo. È come affermare che una casa è sicura perché la sua porta blindata non è stata infranta, anche se i ladri sono entrati da una finestra aperta.

La realtà, se vogliamo dirla tutta, è che non c’è nulla di completamente sicuro. Non è sicuro il Cloud (non solo iCloud) né la mail (inutile ricordare i recenti casi di violazione di account), non è sicuro tutto quello che è raggiungibile attraverso una rete; così come non è sicuro l’hard-disk di un computer, uno smartphone o una chiavetta. O un foglio di carta. Supporti che si possono smarrire, guastare, rubare.

Non c’è sicurezza assoluta a livello tecnico, e nessuno può darla. I potenti sistemi di criptaggio del trasferimento dati di Apple non sono serviti, poiché le immagini sono evidentemente state rubate in un altro momento. A volte sono gli stessi utenti che rendono la vita troppo facile ai malfattori, con password troppo corte, semplici o prevedibili.

Se la sicurezza totale non è oggi garantita da alcun supporto, dal punto di vista psicologico, invece, tutto ciò che sta on-line, su server di cui non si conosce neppure l’ubicazione fisica, è ancora percepito dalla maggior parte degli utenti come a rischio. Insomma, il cassetto di casa, spesso a torto, viene considerato più sicuro. D’altra parte, solo un furto on-line può permettere di carpire, con tale magnitudo, materiale appartenente a tante persone diverse, pur se collegate da un sottile filo. Qualsiasi ladro che volesse impossessarsi di oggetti o materiale di così tante stars dovrebbe avere a disposizione quattro o cinque vite per portare a termine il misfatto.

Una brutta storia, dunque, che non farà certo bene alla fiducia degli internauti nel Cloud. E farà riflettere molti a cosa realmente salvare sulla Nuvola e all’opportunità di archiviare cose così private.

Le star che hanno subito la violazione della privacy hanno reagito in modo molto diverso fra loro. C’è chi, come Kirsten Dunst, si è limitato a un amaro quanto pungente messaggio ad Apple (“Thank You iCloud) e chi, come Becca Tobin, l’ha buttata sul ridere twittando “Merry XXXmas”, con diretto riferimento agli scatti che la vedono ritratta nuda vicino a un albero di Natale.

A giudicare da quello che si legge in molti forum, potrebbero essere in molti stanotte a non aver chiuso occhio. Sarebbe in arrivo un’altra valanga di scatti e video.

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